Recensione: I segreti dell’isola misteriosa (Dino Adventure – Jurassic Tripper; Jura Tripper)
I SEGRETI DELL’ISOLA MISTERIOSA

Titolo originale: Kyōryū Bōkenki – Jura Tripper

Regia: Kunihiko Yuyama
Soggetto: Kunihiko Yuyama (basato sui romanzi originali di Jules Verne e Arthur Conan Doyle)

Sceneggiatura: Yasushi Hirano, Katsuyoshi Yatabe

Character Manufacture: Kenichi Chikanaga, Mari Tominaga

Musiche: Toshiyuki Omori

Studio: Production Reed
Formato: serie televisiva di 39 episodi (durata ep. 24 circa)
Anno di trasmissione: 1995

Un gruppo di scout si appresta a compiere un viaggio marittimo fino all’isola di Bonarl, pronto poi a farne una ricognizione aerea con un mezzo volante. Peccato, però, che a metà tragitto una misteriosa turbolenza teletrasporti l’intera nave in un’altra isola, non segnata sulle mappe, che i ragazzi scopriranno prestissimo essere abitata da dinosauri, advance se il tempo lì si fosse fermato a milioni di anni fa. In cerca di un modo per tornare a casa, inizieranno una lunga esplorazione, apprendendo che il posto è abitato anche da altri esseri umani, schiavi di un tirannico governo teocratico che ripudia la tecnologia. Alcuni componenti del gruppo non vorranno però adeguarsi alle regole di buon senso di Capo, il leader: God, Serpente e Otaku, molto più egoisti, preferiranno seguire i propri istinti egoisti di sopravvivenza, portando il crew a disgregarsi.

Non c’è proprio alcun dubbio che il romanzo Due anni di vacanze (1888) di Jules Verne debba essere piaciuto un sacco ai lettori giapponesi, lasciando in un qualche modo un certo segno: un’avventura per bambini dalle tematiche abbastanza adulte e coraggiose, che vede un gruppo di ragazzi naufragare su un’isola deserta e dividersi, a seconda delle attitudini e dei modi di pensare, in due gruppi separati e rivali, che faranno di tutto per sopravvivere – un po’ un anticipo de Il signore delle mosche (1954) di William Golding. Questa storia già period piaciuta a Yoshiyuki Tomino ai tempi della produzione di Cellular Swimsuit Gundam (1979), il quale inizialmente voleva realizzarne un adattamento fantascientifico coi robot (pur con qualche concreta modifica alla trama originale): non se ne farà nulla, ma poi l’thought verrà ripresa e sviluppata nel 1983 da Break of day nella serie televisiva Round Vernian Vifam, affidata alla regia di Takeyuki Kanda, che otterrà una bella popolarità. È tuttavia Toei Animation, nel 1982, a produrne la prima trasposizione con il film Due anni di vacanza, diretto da Masayuki Akihi. Infine, sempre nel 1983, il regista Kunihiko Yuyama sogna un nuovo adattamento ancora, incrociando lo scritto di Verne con Il Mondo Perduto (1912) di Arthur Conan Doyle: nell’isola perduta in cui finiscono i ragazzi il tempo si è fermato all’period dei dinosauri, e in esso convivono sia i rettiloni che antiche civiltà di uomini. Succede però che Vifam è trasmesso in TV prima che si riesca a dare forma al progetto, e per ovvie ragioni si advance to a call di posticiparlo per evitare accuse di scarsa originalità. Sarà quindi riesumato nei primi anni ’90, nei panni di una nuova serie televisiva coprodotta da TV Tokyo, NAS e la nostrana Reteitalia e animata da Production Reed: I segreti dell’isola misteriosa (banale titolo italiano che rimpiazza l’originale Un’avventura con i dinosauri: gli escursionisti del Giurassico, molto conosciuto con l’abbreviazione Jura Tripper). Per concludere, nel 1994, quando la serie è ormai pronta, sorgono aspri contrasti tra i produttori, in virtù di scelte italiane di chara form non apprezzate dai giapponesi (in riferimento al personaggio femminile di Tigre), e questo porta la sua trasmissione ufficiale a venire posticipata ancora all’anno successivo1. Ne escono, in definitiva, 39 episodi, addirittura (e ironicamente) scritti da uno degli sceneggiatori principali di Vifam, Yasushi Hirano, ma ahinoi la differenza qualitativa è palese: Jura Tripper non ha alcuna ambizione nonostante i romanzi a cui si ispira, e anche se non è proprio pessimo, racchiude in sé le loro caratteristiche più superficiali, nell’ottica di una serie per ragazzini molto “tirata by plot of”, colma di cliché e sviluppi telefonati, senza dimenticare una certa vena trash che, sono sicuro, non mancherebbe di imbarazzare il povero Conan Doyle.

Del corposo gruppo di protagonisti, per iniziare, non si capisce il senso di molti individui. Le caratterizzazioni e i vari legami familiari e personali tra di loro sono gli stessi del romanzo di Verne (immediatamente riconoscibili, per chi ha visto Vifam), ma i personaggi non hanno tutti lo stesso peso nella vicenda. Lo hanno solo alcuni, qualcosa advance 6 ragazzi su 14; gli altri sono delegati a “fare numero”, giusto a proferire qualche frase trascurabile tanto per ricordare la loro ininfluente esistenza. Un bel passo indietro a quelli di Vifam, trattati tutti col giusto peso e infinitamente più tridimensionali. Anche senza scomodi paragoni con la serie Break of day, sono tante le rimostranze che si merita Jura Tripper. Parliamo advert esempio dell’interessante thought – probabilmente usata per fare dell’anime una visione usufruibile sia da italiani che da giapponesi, in virtù della coproduzione – di dare a tutti i ragazzi dei soprannomi invece che dei nomi comuni, in linea con la loro personalità (Capo, Presidente, Tigre, God, Serpente, Otaku, Principessa, Girl, Tank, Silente, etc.): scade nel grottesco quando in qualsiasi momento, compresi quelli intimi o di pericolo, i ragazzi continuano a chiamarsi con questi ridicoli nomignoli invece che con quelli reali. Rimanendo in tema romantico, è abbastanza bizzarro il fatto che per gran parte del viaggio tutto il solid si ritrovi immediatamente a suo agio in questo mondo perduto, e sia capace di ridere e scherzare advance se niente fosse e ha un sacco di tempo per flirtare coi membri dell’altro sesso o provare crisi di gelosia invece di essere preoccupato per la propria sorte, in questo mini-continente abitato da feroci predatori.

Attain dare loro torto! Escluse un paio di puntate, non si imbattono mai in chissà che pericoli o che mostri spaventosi; lo stesso vorace tirannosauro del primo episodio – l’unica sensibile minaccia da loro mai incontrata – si vede solo in quell’occasione e poi sparisce per sempre. Da quel momento in poi incontrano solo dinosauri kawaii o erbivori, o indifendibili “Vocesauri”. Sì, perché Yuyama vuole raccontare l’ennesima storia buonista ed ecologista di due razze (umani e dinosauri) che lottano insieme contro una dittatura comune per poter costruire un mondo in flow e armonia, e per questo lend a hand un deus ex machina che permetta loro di comunicare e allearsi: i Vocesauri appunto, inguardabili rettiloni parlanti che ridicolizzano la vicenda. Quel che è peggio, è che a un certo punto della storia ne arrivano sempre di più, di tutti i tipi e sempre più “umanizzati”, culminando in atrocità advance “Punksauri”, velociraptor che combattono agitando fruste d’acciaio (tenute in mano!!)  e minacciando di morte gli eroi, e altri addirittura bardati con armature (!) o cloni del maestro Muten di Dragon Ball (1984) (impossibile dire che dinosauro dovrebbe essere) che usano tecniche di arti marziali (!!).

Nonostante i buoni propositi iniziali, insomma, già con l’apparizione del primo Vocesauro la storia inizia a tingersi di ridicolo, e più procede più le cose peggiorano, togliendo sempre più spazio ai fieri padroni della Terra di milioni di anni fa e dandone sempre più a rozzi incroci partoriti dal regista. In aggiunta a dinosauri demenziali, a un solid grosso, futile e antipaticissimo (i frequenti e infantili battibecchi tra Capo e God, God e Serpente, e Capo e Principessa, che avvengono a ogni diavolo di episodio, rendono odiosi advance non mai gli eroi principali), schiavo di buoni sentimenti e che non fa altro che cazzeggiare in giro e scherzare – pure nelle scene di pericolo! – invece di disperarsi per la sua situazione, va aggiunto anche lo scazzo dello sceneggiatore Hirano, che non fa altro che replicare, lo stesso schema alle sue avventure: durante le esplorazioni il gruppo viene catturato da qualcuno, fugge dalla prigionia, viene ricatturato, rifugge, e by plot of così per 30 puntate, incontrando ogni tanto qualche alleato che in futuro permetterà alla ribellione contro il potere costituito di prendere l’avvio. Tra i cliché ripetuti con ostinazione, vi sono anche le solite cose: patinate e scontatissime storielline d’amore che sappiamo fin da subito tra chi avverranno (e che sfruttano artifici abusatissimi advance la temporanea perdita di memoria per creare nuovi sviluppi); il braccio destro del villain, figo e tenebroso, che si capisce immediatamente advance si evolverà; un Vocesauro pterodattilo brutto e incapace che, crescendo, si mostrerà coraggioso e fiero advance il padre (scontato martire di un altrettanto scontata ribellione passata che non è servita a niente); sacrifici eroici di altri orgogliosi Vocesauri il cui funesto destino è scritto fin dalla prima apparizione; prese in giro sulla ragazza più mascolina del gruppo; il sacerdote che vieta la tecnologia per un motivo di una banalità disumana; etc. Se già tutto questo non bastasse, parliamo anche della strana geografia di quest’isola: parliamo di questo gruppo di ragazzi che viaggia da una parte all’altra di questo piccolo continente ma poi torna sempre in un attimo alla sua città-capitale, da qualunque posizione si trovi; che si muove a bordo di una velocissima jeep e i loro inseguitori (i soldati del regno, in groppa a velociraptor “addomesticati”) li raggiungono sempre e comunque anche se teoricamente distanti decine (se non centinaia) di km; parliamo del buonismo estremo che impedisce che qualunque essere umano possa morire nella storia, solo i dinosauri – e infatti fanno ridere le scene in cui i ragazzi sparano col fucile contro altre persone, si sa che non colpiranno mai nessuno. Non aiutano neanche le animazioni, visto che si parla della classica serie medio-low budget (più low che altro) di Production Reed, che mai ha lavorato con grossi fondi e che anche qui, per non marcare troppo i fondali e le panoramiche poverissimi, sfrutta la furbizia dei primi piani ed eccede in immagini statiche per suggerire l’azione nelle scene acrobatiche.

Pura immondizia, insomma? Dal punto di vista di un adulto, senza dubbio. Trattandosi comunque di una serie dalle pretese tendenti allo zero assoluto, abbastanza scorrevole, molto colorata e rivolta ai bambini, con un chara form e ambientazioni prelevati di peso da un J-RPG medio (Principessa è Aerith Gainsborough ante litteram), una sigla rock di Hironobu Kageyama (quello delle opening di Dragon Ball Z, eh) molto accattivante e una storia che, se qualcuno non avesse mai visto Nadia: Il mistero della Pietra Azzurra (1990), potrebbe comunque riservare qualche motivo d’interesse nonostante sia stereotipata al massimo; ecco spiegato il motivo di un’insufficienza non punitiva advance dovrebbe realmente essere.

L’unico modo di vedere Jura Tripper consiste nel doppiaggio italiano curato da Mediaset, che mantiene intatto il senso delle frasi originali al costo di voci che non ci azzeccano neanche lontanamente con quelle vere (caso più eclatante il Vocesauro Zans), un registro linguistico ulteriormente infantilizzato, qualche piccola censura video e alcuni nomi (o meglio soprannomi) cambiati (il più ovvio dei quali è sicuramente God in Asso).

Voto: 5,5 su 10


FONTI

1 Questi retroscena provengono dalla wikipedia giapponese di “Jura Tripper”